
Preparativi
Olio su
tela
90 x 80 anno 1995 |
Come tante incantevoli "mademoiselles Rivière"
stanno le signore e le signorine dipinte da Vera Santarelli. Esse ti osservano dalla
superficie del quadro con piglio a volte interrogativo, a volte attonito, a volte
timidamente sornione, con gli occhi di gattine sapienti collocate entro uno spazio che
partecipa di una placida visione di sogno. Un poco appunto, come la delicata quindicenne
dipinta da Ingres, in posa di tre quarti sotto una cornice ad arco, con quel vestito
candido riecheggiante il motivo della innocenza e un limpido paesaggio sullo sfondo,
annuncio di primavera e di un fiorire di femminilità velata di delicato erotismo e di una
impassibile malinconia. Le figurette ritagliate da Vera nello spazio di un paesaggio
sognato, sono appunti di diario sentimentale, o pure istantanee di madrigali
simbolici, in cui compare il gusto "gotico" per la miniaturizzazione e per la
pulizia di una pittura rifinita e lucente. Su questa tela dipinta si misura il
temperamento espressivo di una artista che è venuta affinando e componendo in sintesi i
motivi della sua poetica, che potrei assimilare a un certo umorismo sentimentale, più che
intimistico, da leggere come controparte innocente di quella "ennui" moderna che
ci ha dato, tanto per restare in Italia, le composizioni "magiche" o
"metafisiche" dei vari De Chirico, Casorati e via dicendo.
Nelle rappresentazioni di Vera Santarelli si legge tutto il fermento di dati
autobiografici e di occasioni liriche che alimentano la sua vena di "piccolo
maestro" delle luci e dei toni nell'impegno a tradurre l'emozione, intimista,
in visione simbolica. Ne risulta uno sguardo compiaciuto e quasi divertito, sul dipanare
di un'opera "buffa" che ha come posta in gioco le più ardue e più serie
domande alla vita: il "giudizio di Paride", per esempio, che somma la ricerca
della identità femminile a quello della prova morale maschile; o l'incontro di Leda col
cigno, dove l'opera della seduzione si enuncia nella necessità del travestimento e del
gioco allusivo. A questa serie di metaforiche apparizioni, Vera sottopone le donnine
protagoniste dei suoi quadri e le rende tornite e paffutelle, con aria di eterne
adolescenti quasi imbozzolate nella loro meravigliosa pigrizia, che non è tanto
passività, quanto il segno di un compiaciuto stato del corpo e dello spirito, come quando
tu senti le fusa di un domestico felino. La pittura traduce bene il sentimento di questo
permanere nel tempo, e pure oltre il tempo misurato dell'esisitenza ordinaria, perchè
ciò che veramente vi compare è l'essenza del ritmo, di quella "vita" che non
riusciamo mai ad acciuffare, né con la parola, né con le immagini. Di questa
"vita" che trascorre già oltre il nostro stesso discorso, pare vogliano parlare
i quadretti di Vera Santarelli, quando tornisce il volto beato e birichino di una bagnante
sulla spiaggia di un "Adriatico dell'anima", solcato da qualche bianca barchetta
a vela, con i suoi azzurrini scoloranti nel cielo, tra nuvole compatte con anelli di fumo,
a modo di diadema per la capigliatura bionda di un primo piano fin troppo emergente per
non lasciare che lo sguardo indugi, oltre di lui, nel velo del paesaggio.
Se, qualche volta, il vezzo e la maniera prendono la mano, cosicchè dal pennello di Vera
non traluce più l'anima ma lo scherzo prefigurato, questo non toglie nulla al segnale
poetico che la pittrice imprime alle sue tele per quel sottile piglio
"ariostesco" in cui si racconta di donne e di amori (non certo d'armi e di
cavalieri, che non scompaiono, ma restano un pò dietro le quinte della scena) al modo di
una favola per bambini, che favola non è, per quanto è presa da un sentimento riflessivo
dell'esperienza vissuta.
Così lo spettacolo dipinto di Vera Santarelli si presenta come gradevolezza, per
l'amorosa definizione dell'immaginato cromatico, tutto toni di fondo, biancorosa di
incarnati, terre rosse e azzurrini graduati quasi al modo quattrocentesco: una attenzione
per la pittura che va al di là del motivo, si distacca un poco dai temi prediletti e si
compiace dei suoi risultati di superficie, virtuosa esibizione dell'elemento estetico
formalmente compiuto.
I suoi personaggi immaginari entrano nella scena dipinta e trovano in essa il segno della
calma riappacificazione come fossero le tracce di una rinnovata armonia di seguito ad
avventurose tempeste dell'anima. Ma proprio in quella compostezza, che è lirica del
sentimento e generosa ironia, si celebra il valore di una pittura che "sta",
come pietra o granello di sabbia a connotare la propria poesia.
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